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I DISTURBI SPECIFICI DELL'APPRENDIMENTO

I disturbi specifici di apprendimento in Italia riguardano circa il 4% della popolazione scolastica. Ciò vuol dire che hanno un'alta evidenza epidemiologica in età evolutiva, costituendo il problema più frequente che un bambino può incontrare nel periodo scolare.

Nonostante ciò gli alunni con queste difficoltà sono stati considerati in passato e continuano tuttora, seppur in misura minore, ad essere visti dagli insegnanti e dai loro genitori come pigri, svogliati, poco “portati” per lo studio.

In effetti i DSA (questo è l'acronimo utilizzato) rappresentano un problema subdolo perché non hanno identità propria (G. Stella,2010 ). E' come se fosse una diversità senza diversità.

Fuori dalla scuola questi bambini si comportano esattamente come gli altri; sono allegri, vivaci, socievoli; non ci sono marcatori biologici comportamentali o sociali che identifichino ad esempio la dislessia fuori dai banchi di scuola.

Solo in classe, davanti ad un compito da svolgere, il bambino mostra tutte le sue difficoltà più specifiche. Molto spesso questa tipicità invece di essere considerata dall'insegnante un campanello d'allarme, viene invece valutata come un'ulteriore conferma del disimpegno del ragazzo.

Gli atteggiamenti negativi che si formano intorno al bambino e l'accumularsi di una serie di insuccessi scolastici possono causare conseguenze disastrose:

•  Bassa autostima

•  Demotivazione allo studio

•  Impotenza appresa (Harter, 1978)

•  Stati d'ansia

•  Forti frustrazioni

•  Sentimenti d'inferiorità

•  Comportamenti oppositivi e aggressivi

•  Comportamenti depressivi (Levi, 1984 ) ecc.

Diversi studiosi parlano di una forte correlazione fra i disturbi dell'apprendimento e quelli di comportamenti antisociali (McGee, Share, Moffitt, Williams e Silvia, 1988).

Secondo gli autori, ragazzi con disabilità di lettura hanno una probabilità maggiore di manifestare, in adolescenza, disturbi della condotta rispetto ai loro coetanei.

Gli adolescenti dislessici frequentanti la scuola superiore, esperiscono delle ridotte acquisizioni accademiche, delle limitate opportunità e avranno inferiori responsabilità lavorative (Maughan et al. 1985) .

Varie rassegne della letteratura (Hazel e Schumaker 1988; Brier, Ackermane Dykman 1990), difatti, hanno rilevato che più dell'80% dei bambini con disturbi dell'apprendimento presentano problemi antisociali, sono meno ben voluti e più facilmente respinti dai compagni. Diventano aggressivi in adolescenza e finiscono con intraprendere la via delle tossicodipendenze o della criminalità.

In base a quanto è stato esposto fino ad ora è chiaro che i disturbi specifici dell'apprendimento non possono essere più ASSOLUTAMENTE IGNORATI .

La legge dell'8-10-2010 n°170 con le linee Guida dei Decreti Attuativi del 12 luglio 2011 ribadiscono ancora una volta che il compito di una società democratica è la riuscita scolastica di tutti gli alunni garantendo ad ognuno il pieno diritto allo studio.

C'è bisogno di “Conoscenza”, di cambiare l'atteggiamento culturale sul problema dei DSA, di offrire agli insegnanti corsi di formazione, dare indicazioni da parte degli specialisti sulla corretta impostazione degli interventi didattico-educativi, fornire strategie metodologiche e valutative adeguate, offrire l'uso di strumenti metodologici adatti ad ogni specifica disabilità.

“ Dimmi ed io dimenticherò, fammi vedere e forse non ricorderò,

coinvolgimi ed io capirò”

(Autore sconosciuto)

 

Catia Califano

Referente d'Istituto per la dislessia